Le nuvole sono basse sul passo della Furka, quindi non indugio; giù ad Andermatt guardo malinconicamente altri concorrenti fermarsi in un hotel. Io sono ancora in forze e mi sembra troppo presto. Molte ore e un altro passo più tardi, tiro fuori la mia bivy bag, mi sdraio su una pila di foglie appassite e sprofondo in un meritato oblio.
Due giorni – e innumerevoli montagne – dopo, attraverso la piatta pianura del nord Italia sotto un’alba rosata e all’ora di andare a dormire sono già in alto, sul grande promontorio carsico che…
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